sabato 25 ottobre 2008

Consigli per gli acquisti - 1






1 - Cosa Nostra a Palazzo


1.1 Lucchino in politica

Giovannino Brusca, capomandamento di San Giuseppe Jato promette rivelazioni “destabilizzanti” sui rapporti tra Cosa Nostra e politici. Ma già Tullio Cannella - anche lui pentito, anche lui difeso da Luigi Li Gotti - aveva fatto rivelazioni sui rapporti tra politici e mafiosi che chiamavano in causa l’entourage dell’ex assessore al Turismo del governo regionale, il missino Nino Strano, per breve tempo transfuga e fondatore del movimento “Lega Sicilia” che nel 1994 fu candidato “indipendentista” alle elezioni per la presidenza della Provincia di Catania.

Tullio Cannella non solo conferma nel dettaglio i rapporti organici tra Nando Platania (ex dc, prima sostenitore di Nino Strano, poi consulente del presidente della Provincia, l’eurodeputato missino Nello Musumeci) ma afferma testualmente a verbale: “In occasione del ballottaggio tra Nello Musumeci, candidato di An, e il candidato progressista, per l’elezione del presidente della Provincia di Catania, il movimento ‘Sicilia Libera’ invitò i suoi elettori a far confluire i voti sul candidato Nello Musumeci”.

Le dichiarazioni vengono registrate dagli apparecchi Huer 4000 della Dia e dello Sco l’otto settembre 1995, nell’ambito di un’indagine incrociata delle Dda di Palermo e Catania, alla presenza dei pm Roberto Alfonso e Alfonso Sabella.

Tullio Cannella, imprenditore organico a cosa Nostra, al momento del pentimento componente del consiglio di quartiere Ciaculli-Brancaccio svela un ricco giro di tangenti in cui gli interessi di Cosa Nostra si saldavano con quelli della corruzione politico amministrativa.

Dopo avere parlato dei contatti col numero due di Cosa Nostra, Leoluca Bagarella, ospitato in una sua villetta durante la latitanza, Tullio Cannella racconta: “Sono a conoscenza di alcuni fatti dai quali possono desumersi i rapporti fra Bagarella e alcune persone di Catania.

“Ricordo che poco prima delle elezioni del 1993 era stato creato a Catania un movimento politico denominato ‘Sicilia Libera’, guidato da Nando Platania, direttore del mercato ittico a Catania; da un tale Di Paola direttore del complesso alberghiero Perla Jonica; da un assessore regionale di Alleanza nazionale, catanese, del quale non ricordo al momento il nome e da un tale Alfio, arrestato alla fine del 1993 o agli inizi del 1994.

“Bagarella mi informò della creazione di questo movimento, invitandomi a recarmi a Catania, per prendere contatti con il Di Paola e il Platania.

“In effetti - è sempre Tullio Cannella che parla - in diverse occasioni, mi sono recato a Catania dove ho consegnato a Nando Platania dei messaggi scritti inviatigli da Bagarella.
“Platania, a sua volta, mi ha consegnato dei messaggi scritti da portare a Bagarella. Non ho mai conosciuto il contenuto di tali messaggi, in quanto io non mi potevo permettere di aprirli e di leggerli.

“Aggiungo che era intenzione di Bagarella creare lo stesso movimento ‘Sicilia Libera’ a Palermo.
“Per la stessa ragione, una volta, vene a trovarmi un catanese, alto e grosso, di giovane età, circa 23-24 anni, per preannunciarmi una visita di Nando Platania”.

Si materializza uno scenario in cui Nando Platania - creatura politica nata alla scuola dell’ex segretario comunale democristiano, Silvestro Stazzone, legale di fiducia del gruppo Costanzo - riattiva i vecchi canali del consenso proprio grazie all’appoggio di una struttura di proprietà dei Costanzo, l’hotel Perla Jonica di Capo Mulini.

“Molte riunioni del movimento ‘Sicilia Libera’ - narra il pentito Tullio Cannella - si svolgevano presso la Perla Jonica. Il movimento ottenne un buon risultato alle elezioni provinciali di Catania del 1993 (ma qui il pentito confonde le date, perché nel ‘93 si tennero le comunali a Catania, le provinciali si celebrarono a febbraio del ‘94, due mesi prima delle consultazioni nazionali che determinarono il successo del Polo, n.d.r.).

“Viceversa - continua Cannella - la stessa cosa non avvenne alle elezioni politiche del 1994, perché vi fu l’accordo elettorale tra Forza Italia, Alleanza Nazionale ed altre forze politiche minori.

“Ricordo che Nando Platania mi disse che dopo l’arresto del tale Alfio si trovava in difficoltà perché senza di lui non riusciva più a svolgere liberamente l’attività politica ed elettorale per il movimento ‘Sicilia Libera’”.


Conferme ulteriori giungono da Giovannino Brusca, capomandamento di San Giuseppe Jato, Maurizio Avola, e Giuseppe Pattarino pentiti catanesi i quali concordano con Tullio Cannella sul fatto che i rapporti tra Cosa Nostra e il mondo della politica non sono mai cessati.

Tullio Cannella, già nel ‘95, aveva fatto rivelazioni sui rapporti tra politici e mafiosi che chiamavano in causa l’entourage di Nino Strano, per breve tempo transfuga da An e fondatore del movimento “Lega Sicilia” che nel 1994 fu candidato “indipendentista” alle elezioni per la presidenza della Provincia.

Tullio Cannella non solo conferma nel dettaglio i rapporti organici tra Nando Platania (ex dc, prima sostenitore di Nino Strano, poi consulente del presidente della Provincia, Nello Musumeci) ma afferma testualmente a verbale: “In occasione del ballottaggio tra Nello Musumeci, candidato di An, e il candidato progressista, per l’elezione del presidente della Provincia di Catania, il movimento ‘Sicilia Libera’ invitò i suoi elettori a far confluire i voti sul candidato Nello Musumeci”.

1.2 Il re del pescespada

Il punto di connessione tra il partito fai da te di Nino Strano e Cosa Nostra era senza ombra di dubbio, Alfio Fichera, luogotenente di Santapaola allo “Sgabbello” - così viene chiamato il mercato ittico a Catania - lo affermano i giudici che hanno redatto la sentenza di condanna nel primo processo Orsa Maggiore.

“E’ facile rilevare che per quanto attiene Alfio Fichera, si tratta del cugino dell’omonimo Alfio Fichera, indicato come uomo d’onore della famiglia catanese, particolarmente vicino a Santapaola e a capo del gruppo della Plaja (peraltro l’ex direttore del mercato ittico, Nando Platania, riferisce che Alfio Fichera, uomo d’onore, collabora col cugino nella gestione del box al mercato ittico).
“(...) Tutti i collaboranti escussi sul punto hanno dichiarato che Alfio Fichera era il referente di Santapaola all’interno del mercato ittico e che Fichera corrispondeva direttamente a Santapaola una parte dei proventi.

“Precisa Maurizio Avola che a sua volta Nitto Santapaola faceva avere al suo gruppo (quello di Ognina, diretto da Marcello D’Agata) una parte di questa quota e che alcune volte provvide lui stesso a ritirare personalmente questi soldi direttamente da Santapaola o da Alfio Fichera.
“Peraltro - continua la sentenza Orsa Maggiore - la società esistente tra Benedetto Santapaola e Alfio Fichera nel settore ittico, trova ulteriore conferma nella costituzione avvenuta nel ‘92 della società “Sogeal”, il cui oggetto sociale era costituito dalla commercializzazione del pesce surgelato. I soci erano Alfio Fichera, anche in qualità di amministratore, e i figli di Nitto Santapaola, Francesco e Vincenzo.

“Ulteriore riscontro viene dalle affermazioni di Tullio Cannella, l’uomo d’onore Palermitano afferma che negli anni 92-93 si stava operando per la creazione di un partito politico siciliano vicino a Cosa Nostra; orbene il collaborante dice che in questo progetto fu coinvolto anche Nando Platania, ex direttore del mercato ittico di Catania.

“Cannella - continua la sentenza Orsa Maggiore - riferisce che altro esponente di rilievo era tale Alfio Fichera, arrestato tra la fine del ‘93 e e gli inizi del ‘94: appare verosimle che si tratti di Alfio Fichera”.

Il progetto del partito di Cosa Nostra viene confermato nel dettaglio anche da Maurizio Avola secondo cui: “nel ‘92, venuti meno gli agganci con gli esponenti politici di un tempo, si discuteva in Cosa Nostra siciliana di creare una nuova formazione politica, un nuovo partito all’interno del quale inserire uomini vicini all’organizzazione criminale”.

Il collaboratore riferisce che fu presente a due di quegli incontri.

“Al primo - spiegano i giudici di Catania - presero parte Aldo Ercolano, Marcello D’Agata ed Eugenio Galea, il quale riferiva che i palermitani, con i quali si era incontrato, in primo luogo lo stesso Totò Riina, intendevano dare vita a questa nuova formazione politica.

“Un secondo incontro avvenne in un appartamento nella disponibilità di Vincenzo Aiello. Vi parteciparono Benedetto Santapaola, D’Agata, Galea, Aldo Ercolano e Vincenzo Santapaola, figlio di Salvatore.

Successivamente, Avola apprese direttamente da Aldo Ercolano che i palermitani avevano delle amicizie politiche di particolare rilievo e che stavano facendo da tramite per la costituzione del partito nuovo”.

Qui entrano in gioco le dichiarazioni di Tullio Cannella che faveva da portavoce tra Leoluca Bagarella e Nando Platania in vista delle elezioni provinciali del ‘94.


1.3 Il consigliere del Presidente

Nello Musumeci, d’altra parte, non ha molta fantasia nello scegliere i consiglieri della sua segreteria.

Alle dimissioni di Nando Platania, organizzatore a Catania del movimento parasecessionista “Lega Sicilia” con l’attuale assessore al Turismo della Regione, Nino Strano, an, sopraggiunge Alfio Maria Ferlito.

Alfio Maria Ferlito, addetto al controllo di legalità delle determinazioni del Presidente della Provincia, è il cugino del boss omonimo ucciso a Palermo nell’82. Il fratello, Pippo, eletto consigliere comunale dc con una messe di voti negli anni ‘80, aveva avuto il buon gusto di dimettersi dalla carica di assessore ai Lavori Pubblici dopo la strage della Circonvallazione di Palermo.

I tempi sono cambiati. Così l’eurodeputato Nello Musumeci pronuncia in pubblico filippiche contro il ridimensionamento dell’operazione Vespri Siciliani ma incarica del controllo di legalità il cugino del boss.

Ovviamente, sul piano giudiziario, il rapporto di parentela anche stretto non configura alcuna responsabilità individuale.

Lo stesso non si può dire sul piano dell’opportunità e della trasparenza in politica.

Delle strette relazioni tra lo zio dei rampanti fratelli Ferlito (Pippo, ex assessore ed oggi dirigente dell’ufficio Iva, e Alfio Maria, giureconsulto di Nello Musumeci) con lo zio Francesco “Tino” Ferlito, padre del boss ucciso a Palermo, non c’è modo di dubitare.

Di “zù Tino” parla Antonino Calderone davanti alla commissione Antimafia l’11 novembre 1992; le sue dichiarazioni sono agli atti del processo Andreotti.

“Vi è stato un periodo in cui i Ferlito erano in auge - narra il pentito di Cosa Nostra - ed un nipote di Ferlito, impiegato al dazio di Catania, si presentò candidato alle elezioni comunali nelle liste della Dc, nella corrente di Drago (Nino Drago, capocorrente di Giulio Andreotti a Catania, n.d.r.).
“Ottennero molti voti e Ferlito disse a Drago: ‘Ha visto onorevole?’. Drago gli rispose: ‘Ma quando mai, non è stato tuo nipote!’. Ferlito allora diede uno schiaffo all’onorevole Drago.
Luciano Violante chiede: “Drago era già deputato?”.

“Sì - spiega Calderone - l’episodio avvenne nella sede del partito”. Ancora Calderone nel descrivere i rapporti col gruppo Costanzo e Cosa Nostra afferma: “Ferlito, il cui figlio era uomo d’onore della famiglia di Catania, lo hanno appoggiato loro. Hanno appoggiato il cugino che poi era della corrente di Drago”.

Nello Musumeci, ovviamente, nonostante faccia politica e giornalismo da vent’anni a Catania, non ricorda tutto questo. Così può capitare che il neo rieletto presidente della Provincia nell’ultima ricorrenza della festa dell’Arma dei Carabinieri si ritrovi al seguito il fido consigliere Alfio Ferlito, cugino di primo grado del boss che con Pillera importava droga e kalashnikov dal Libano.

Secondo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino accadde con un kalashnikov AK 47 importato dal gruppo Ferlito-Pillera che furono uccisi il boss e i carabinieri che lo scortavano in quel tragico ‘82. Con lo stesso mitragliatore, secondo i risultati delle indagini del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto fu ucciso il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa il 3 settembre dell’82.

1.4 Lo dico per il tuo bene

“Ma chi te lo fa fare? Sei una donna. La sera devi uscire da sola. Proprio contro lui dovevi metterti? Un Ferlito”.

Per Immacolata Bellomo, sindacalista della Cisl alla Provincia di Catania, consigli di questo genere si sono moltiplicati dopo aver firmato un documento di opposizione al trasferimento nei ruoli della Provincia regionale del dott. Alfio Maria Ferlito, funzionario dell’Ente autonomo Teatro Bellini oggi in forza alla segreteria del presidente della provincia, l’eurodeputato di An, Nello Musumeci.

Quando qualcuno a Catania ti dice “attenta è un Ferlito” si riferisce alla parentela - sono cugini di primo grado - con l’omonimo Alfio Ferlito, boss di Cosa Nostra, ucciso dai Corleonesi il 16 giugno 1982 alla circonvallazione di Palermo in un agguato che costò la vita anche ai carabinieri di scorta.
Sul piano tecnico, i sindacalisti della Provincia ed un nutrito drappello di neoeletti consiglieri provinciali contestano la nomina a dirigente del dott. Alfio Maria Ferlito contestando il decreto del ministero della Funzione Pubblica del 27 novembre 1997 “che fa riferimento al trasferimento del dott. Ferlito dall’Ente Autonomo ‘Teatro Massimo Bellini’ alla Provincia Regionale di Catania nell’ambito della qualifica dirigenziale”.

Sindacalisti e consiglieri contestano nella forma e nel merito la decisione giacché: “Il decreto del ministero FP stabilisce una mobilità per qualifiche dirigenziali, poiché l’amministrazione provinciale, erroneamente, aveva comunicato al ministero che il dott. Ferlito era in possesso della qualifica dirigenziale anziché dell’8^qualifica funzionale. Il decreto è un atto privo di fondamento, poiché basato su una comunicazione erronea da parte di codesto Ente; con esso pertanto si stabilisce una mobilità che non può essere legittimamente effettuata in quanto fa riferimento ad una mobilità dirigenziale”.

La nota inviata al Coreco dai consiglieri provinciali, primo firmatario Fabio Roccuzzo ricorda che il problema era già stato posto con una interpellanza del 5 agosto ‘97 presentata dal consigliere Gaetano Territo e trasformata in mozione il 19 gennaio scorso: “A seguito dell’interpellanza - scrivono i consiglieri - anziché verificare se i rilievi posti dai consiglieri fossero fondati, l’amministrazione si affrettava, due giorni dopo a richiedere alla Presidenza del consiglio, dipartimento della Funzione pubblica l’emanazione del decreto di assunzione per trasferimento di mobilità del dirigente dott. Ferlito Alfio Maria, con coeva immissione nel ruolo dei dirtigenti amministrativi dell’Ente, sulla premessa che il dott. Ferlito era in possesso della qualifica corrispondente alla 1^qualifica funzionale dirigenziale (oggi unificata) e che era già stato assegnato alla direzione del 1^servizio, del 1^settore, del 1^dipartimento, oltre a numerose idoneità a concorso conseguite, fra cui quella al concorso di dirigente, bandito dall’Ear Teatro massimo (idoneo, quindi, non vincitore!).

“E se fosse stato in possesso di qualifica dirigenziale - si chiedono allora i consiglieri provinciali di Catania - per quale ragione avrebbe partecipato al concorso per un posto ed un ruolo già occupato?”.

1.5 Voto di scambio

Voto di scambio con l’associazione mafiosa Cosa Nostra: questa l’ipotesi di reato su cui sta indagando il centro operativo catanese della Direzione investigativa antimafia e che ha portato alle dimissioni a metà luglio l’assessore provinciale allo Sviluppo Economico, Nino Nicotra del Cdu.

“Nicotra - spiega una nota di palazzo Minoriti - ha aderito immediatamente all’invito a dimettersi avanzato dal presidente della Provincia, Nello Musumeci, e si è detto estraneo alle vicende e pienamente fiducioso nell’operato dei giudici”.

Secondo fonti dell’amministrazione provinciale “le indagini riguarderebbero reati commessi in occasione della candidatura di Nicotra alle elezioni per la Camera dei deputati del 1994 quando presentatosi nel collegio di Acireale per il Ppi, non venne eletto”.

Nei fatti la Dia e la Direzione Distrettuale antimafia stanno monitorando uno spettro di candidature più ampio che parte dal 1990 e arriva alle ultime consultazioni. A garantire l’apporto elettorale sarebbe stato il gruppo di Sebastiano Sciuto, detto Nuccio Coscia, rappresentante della famiglia Santapaola nell’Acese. Sciuto è accusato di aver fatto saltare in aria con l’esplosivo la villa di Pippo Baudo a Santa Tecla.

Nello Musumeci, eurodeputato di An, aveva appreso delle indagini su Nino Nicotra per vie traverse. La Dia, infatti aveva richiesto formalmente i dati anagrafici del presidente della provincia nell’ambito delle indagini.

Musumeci, che in passato era stato minacciato di morte e contro il quale sarebbe stato preparato un attentato - così risultava da alcune intercettazioni - aveva voluto approfondire la faccenda. Appena saputo del tenore delle accuse contro Nino Nicotra lo aveva invitato nel suo ufficio invitandolo a dimettersi immediatamente. Nicotra non ha avuto scelta.



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