mercoledì 12 novembre 2008

Urla nel silenzio dello Stretto

"Crisi della giustizia". Lumia fa nomi e cognomi


E non risparmia nemmeno il Rettore Tomasello

Nell’incontro organizzato dall’Associazione Nazionale Vittime di Mafia lanciato un appello univoco: il grido di Parmaliana non resti inascoltato

di Elena De Pasquale - Emanuele Rigano

Parola dure e pesanti come macigni. Sono quelle pronunciate dal senatore Giuseppe Lumia (nella foto) nel corso dell’incontro organizzato dall’Associazione Nazionale Vittime di Mafia e svoltosi nel Salone della Bandiere di Palazzo Zanca. Il primo riferimento è a quel ‘verminaio’ emerso dall’inchiesta condotta dalla Comissione Parlamentare Antimafia nel ’98, della quale anche Lumia ha fatto parte, e che ha portato alla luce l’inquietante connubio tra mafia politica e magistratura in una provincia che poi tanto “babba” non si è rivelata.

“A Messina – afferma il rappresentante del Pd - convergevano gli interessi dei clan di Cosa nostra sia di Palermo che Catania, ma anche della 'ndrangheta, che grazie alla connivenza di politici e magistrati, operavano indisturbate nelle loro attività illecite. Ricordo ancora le fronti sudate di quei magistrati dinanzi alle domande della Commissione Antimafia”. Un’inchiesta inizialmente ritenuta non necessaria da altri componenti della Commissione stessa, che se ne convinsero solo dopo essere venuti a conoscenza dei contorti intrecci, grazie ad un’accurata documentazione, raccolta in gran parte dallo stesso Lumia: “Riaccendemmo i riflettori su omicidi come quello del professor Matteo Bottari o del giornalista Beppe Alfano, che si era fatto di tutto per cercare di insabbiare. Oggi in sala incrocio gli sguardi di molti familiari delle vittime della mafia che ancora attendono giustizia. Per questo le istituzioni non possono abbassare gli occhi di fronte a volti affamati di verità”.

Una verità che, secondo Lumia, può essere ottenuta solo grazie all’indipendenza e all’autonomia della magistratura per la quale persone come l’avvocato Fabio Repici si battono quotidianamente, pagando però un prezzo altissimo forse perchè politicamente scomodo.

E tra gli applausi il senatore avanza formalmente richiesta al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Messina, Corrado Bonanzinga, presente in sala, di stracciare quel volantino che accusava Repici di aver screditato l’intera magistratura, dichiarando che diversi giudici non avrebbero agito in nome della giustizia. Un manifesto a cui ha fatto seguito anche una delibera della stessa Anm che richiedeva al Csm l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati del distretto.

Tutte iniziative che secondo Lumia hanno avuto un solo scopo, isolare Repici e con lui quanti vogliono che venga fatta ‘pulizia’: “Per l’Anm fare un passo indietro significherebbe veramente dimostrare di voler cambiare”.

Da qui il passo al secondo ‘richiamo’ è breve: “Anche il Consiglio Superiore della Magistratura deve fare la sua parte, cominciando col mandare a Messina magistrati aggiunti che abbiano lo spessore necessario e le capacità per districarsi in una realtà così difficile e non di certo nominando procuratore generale della Repubblica Franco Cassata”.

Ma è solo l’antipasto dei nomi e cognomi che Lumia snocciolerà durante il suo intervento: “L’indipendenza della Magistratura non viene ostacolata solo dall’esterno ma anche dall’interno – afferma. Mi riferisco a magistrati come Olindo Canali, che con il loro operato offendono un’intera categoria. Chi ritiene le mie parole lesive dell’onorabilità dei magistrati, deve invece capire che la stessa è stata macchiata esclusivamente da coloro che hanno operato nell’inganno. Dall’altra parte quei magistrati, quegli avvocati, quei politici, che svolgono onestamente il loro lavoro, anziché sentirsi offesi devono indignarsi e lottare perché le cose possano cambiare”.

Una voglia di cambiamento che deve animare lo spirito di tutti i messinesi assetati di legalità. “Il contesto in cui purtroppo la gente onesta si trova ad operare è caratterizzato dall’omertà, dal silenzio, dall’indifferenza - commenta. Ricordiamo bene tutti i tentativi di depistaggio e di insabbiamento delle indagini che si sono cercati di portare avanti in processi come quello per l’uccisione di Beppe Alfano. Ma non bisogna perdere la speranza, quella di cui invece Adolfo Parmaliana è stato privato insieme alla sua vita. Noi che invece ancora la vita ce l’abbiamo dobbiamo fare il possibile affinché giustizia venga fatta, dando fiducia a quello Stato da cui Adolfo si è sentito tradito”.

Il servizio completo e il reportage fotografico su:

http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=11004

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