domenica 3 maggio 2009

Binu Provenzano ricercato vedeva Vito Ciancimino ai domiciliari

"Fra il 1999 e il 2002, mio padre era agli arresti domiciliari a Roma e incontrò diverse volte Bernardo Provenzano". Massimo Ciancimino è stato come un fiume in piena nell'aula bunker di Milano dove si celebrava l'udienza del processo Gotha.

I giudici di Palermo lo hanno ascoltato in trasferta per ragioni di sicurezza.

"Per fortuna c'è Provenzano" diceva l'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, condannato per mafia e corruzione, morto il 19 novembre 2002. Lo ha rivelato il figlio che era in aula come imputato di reato connesso. Massimo avrebbe potuto tacere. Anzi, ha rischiato di tacere prima per le minacce ricevute con tanto di proiettili, poi perché l'udienza rischiava di saltare. Fortunatamente, i tecnici di Radio Radicale si sono sostituiti a quelli assenti della Giustizia, ed hanno registrato il dibattimento.

Il pm Nino di Matteo ha chiesto. Massimo ha narrato del padre ammalato che riceveva con qualche preoccupazione il superlatitante, Bernardo Provenzano. Eppure, nessuno lo riconosceva neppure lì a due passi da piazza di Spagna, nella Capitale. Mio padre Vito stimava Provenzano ma non Totò Riina, ha precisato Massimo Ciancimino. Tanta mobilità, per Ciancimino Jr, veniva garantita a Provenzano in base ad uno pseudo-accordo: "Provenzano aveva quasi una missione" e telefonava regolarmente a Vito Ciancimino con lo pseudonimo di ingegner Lo Verde. Ma gli incontri non si svolgevano sempre a casa di mio padre, spesso l'ho accompagnato in alcune ville del palermitano e nel trapanese". Ha spiegato Ciancimino Jr.

Poi i rapporti con politici e imprenditori organici a Cosa Nostra. Alcuni dei quali già alla sbarra in questo processo Gotha che si preannuncia "esplosivo" per la borghesia mafiosa siciliana. Nuova udienza a Palermo, il 7 maggio.

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pinofinocchiaro@iol.it




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