mercoledì 26 novembre 2008

Consigli per non cedere l'azienda



CATANIA - Il sostituto procuratore generale di Catania, Gaetano Siscaro, ha chiesto alla Corte d'appello etnea il rinvio a giudizio per omicidio di Sebastiano Scuto, il 're dei supermercati' in Sicilia. 


L'imprenditore è accusato di avere indicato al clan al quale pagava il 'pizzo' Giovanni Aiello, un estorsore del clan Sciuto Tigna ucciso dalla cosca rivale dei Laudani, che aveva chiesto una tangente a un punto vendita gestito da Scuto.

Per la stessa accusa l'imprenditore era stato prosciolto nel 2004 dal Gup Antonino Fallone  a conclusione dell'udienza preliminare. Contro questa decisione la Procura generale aveva presentato ricorso che è stato bloccato dalla Cassazione perchè ritenuto in un primo momento inammissibile.


 L'udienza preliminare riprenderà martedì prossimo con l'intervento degli avvocati della difesa.

martedì 25 novembre 2008

Consigli per i bimbi - Gomorra

   Era il delfino del boss del rione Sanità a Napoli che pochi giorni fa aveva accusato un ex senatore della destra di aver ordinato tre omicidi alla Camorra. Adesso denuncia, la Camorra è riuscita a convincere la moglie e i figli ad abbandonarlo con l'inganno dalla località protetta dove vivevano. La notizia èstata diffusa dal quotididiano napoletano Il Roma.


 Giuseppe Misso junior, nipote dell'omonimo boss camorrista ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine e dei magistrati per avere notizie dei due bambini. Fino ad una settimana fa, ha spiegato, viveva assieme alla moglie ed ai figli maschi, di due e tre anni: "Poi - ha detto Misso junior - la camorra ha imposto a tutta la famiglia di mia moglie di lasciare il programma di protezione. Lei un giorno ha detto che usciva a fare la spesa, e invece e' sparita con i miei due figli". Adesso il pentito chiede di poter sapere dove siano la moglie ed i bambini: "Ho paura per la loro vita".


 A metà novembre, lo zio, collaboratore di giustizia, collegato in video conferenza da Prato, rivolgendosi alla corte d'appello di Napoli aveva accusato, Michele Florino, ex senatore del movimento sociale e di alleanza nazionale, attualmente esponente della Destra, di avere ordinato l'omicidio di tre persone. L'esecuzione camorrista era avvenuta il 24 settembre dell'83 a Napoli. A cadere sotto i colpi dei killer erano stati Domenico Cella, Ciro Guazzo e Ciro Lollo. Secondo Misso, l'agguato costituiva un segnale per il clan Giuliano che intendeva chiudere le sezioni del movimento sociale per favorire un candidato socialista al rione sanità. Michele Fiorino, ex componente della commissione antimafia, ha smentito le accuse con una parola, falsità.

Aggiornando la notizia, il Roma, ha scritto: «Pentito o camorrista o uomo di strada, tutti hanno diritto di stare con i propri figli e nessuno dovrebbe poter togliere i bambini a qualcuno, né i giudici né i malviventi ». A parlare, dopo il caso del collaboratore di giustizia Giuseppe Misso junior, a cui la moglie ha sottratto i figli portandoli via dal servizio di protezione, è Immacolata Iacone, moglie del boss della Nco Raffele Cutolo. Hanno avuto una bimba un anno fa, «ma mio marito soffre perché non può abbracciarla nemmeno durante i colloqui in carcere». 

Intanto, l’avvocato di Giuseppe Misso si dice pronto a chiedere la revoca della potestà genitoriale per la madre dei bimbi: non poteva metterli a rischio scegliendo da sola di sottrarli alla protezione dello Stato. 

Ma il Servizio di protezione rassicura: «È tutto sotto controllo, i bimbi sono fuori regione e presto torneranno dal padre». 

lunedì 24 novembre 2008

Consigli per non cedere

ULTIMO: PER DIFENDERMI DALLA MAFIA LA ATTACCO!
ULTIMO AMA DIRE: IL SOLO MODO CHE CONOSCO PER DIFENDERMI DALLA MAFIA È ATTACCARLA!

Società(24/11/2008) - Nello Stretto accadono cose strambe: tutti sono amici degli amici, ma guai a chi è onesto. Perché le colpe del male cadranno su di lui. 

Da qualche tempo ci arrivano segnalazioni su ghiotti incarichi offertici da questo o quello in cambio della nostra penna. Ne siamo fieri: è la dimostrazione che quello che scriviamo fa paura ai vigliacchi! E del resto è anche un notevole passo in avanti: solo qualche anno addietro avrebbero bollato i nostri scritti come frutto di pazzie... Si vede che la cura da noi sostenuta ha fatto un bell'effetto se oggi addirittura ci promuovono a prossimi portavoce, per esempio del rettore Franco Tomasello.

Battute a parte, a beneficio delle persone umili che credono in quel che IMG Press scrive ricordiamo quel che ultimo ama dire: il solo modo che conosco per difendermi dalla mafia è attaccarla!

L'amara verità è che dai loro salotti grigi, con l'arroganza delle loro penne e della loro "elevata posizione", molti dirigenti (in verità anche molti non dirigenti) anzichè esercitare le loro alte (o basse) funzioni per "servire" la collettività, si servono della collettività per fini personali. E' in questa categoria di persone che si annidano quelli che anzichè combattere la mafia, combattono quelli piccoli che combattono la mafia. 

Loro professionisti dell'antimafia, della comunicazione, delle certezze, delle verità assolute, noi spettatori, utili stupidi di chissà quale oscura trama.

Uomini corrotti e eterni pavoni siete nel torto: noi come ultimo, rimaniamo nascosti accanto agli extracomunitari, alle prostitute, ai tossicodipendenti, ai punk che combattono con la musica, agli alcolizzati, agli zingari, ai barboni che non hanno padrone, agli operai e ai contadini, alla "gente piccola" che sogna, piange e ride ogni giorno senza avere voce. Perché è questa la nostra vita, la nostra speranza di futuro.

Ultimo, con i suoi carabinieri "straccioni", ci aspetta nella strada, dove le luci dei salotti non arrivano mai e come sempre sarà dalla parte dei più deboli, insieme a loro, a lottare contro quelli - come coloro che ci calunniano - perchè soffrono la nostra purezza, la nostra lotta alla mafia senza scopo di lucro - che opprimono, che speculano, che tradiscono. 

Affamati di potere, noi non abbiamo paura di voi, della vostra carriera e delle vostre falsità: lo capite? Combattere chi abusa, combattere chi usa l'informazione, la politica, la giustizia, l'università per fini personali, nascondendosi dietro grandi o piccole qualifiche è il nostro dovere.

Perchè la città, i palazzi - parafrasando ultimo - è di chi lavora, di chi sacrifica tutto per gli altri e non per la propria smisurata ambizione. Quelli sono i nostri nemici più grandi, nascosti dietro alle loro poltrone vuote, ai loro discorsi vuoti, alle loro qualifiche vuote, uccidono sogni e speranze, per questo sono criminali, perchè uccidere i sogni di un uomo è un crimine immenso.

www.imgpress.it

mercoledì 12 novembre 2008

Urla nel silenzio dello Stretto

"Crisi della giustizia". Lumia fa nomi e cognomi


E non risparmia nemmeno il Rettore Tomasello

Nell’incontro organizzato dall’Associazione Nazionale Vittime di Mafia lanciato un appello univoco: il grido di Parmaliana non resti inascoltato

di Elena De Pasquale - Emanuele Rigano

Parola dure e pesanti come macigni. Sono quelle pronunciate dal senatore Giuseppe Lumia (nella foto) nel corso dell’incontro organizzato dall’Associazione Nazionale Vittime di Mafia e svoltosi nel Salone della Bandiere di Palazzo Zanca. Il primo riferimento è a quel ‘verminaio’ emerso dall’inchiesta condotta dalla Comissione Parlamentare Antimafia nel ’98, della quale anche Lumia ha fatto parte, e che ha portato alla luce l’inquietante connubio tra mafia politica e magistratura in una provincia che poi tanto “babba” non si è rivelata.

“A Messina – afferma il rappresentante del Pd - convergevano gli interessi dei clan di Cosa nostra sia di Palermo che Catania, ma anche della 'ndrangheta, che grazie alla connivenza di politici e magistrati, operavano indisturbate nelle loro attività illecite. Ricordo ancora le fronti sudate di quei magistrati dinanzi alle domande della Commissione Antimafia”. Un’inchiesta inizialmente ritenuta non necessaria da altri componenti della Commissione stessa, che se ne convinsero solo dopo essere venuti a conoscenza dei contorti intrecci, grazie ad un’accurata documentazione, raccolta in gran parte dallo stesso Lumia: “Riaccendemmo i riflettori su omicidi come quello del professor Matteo Bottari o del giornalista Beppe Alfano, che si era fatto di tutto per cercare di insabbiare. Oggi in sala incrocio gli sguardi di molti familiari delle vittime della mafia che ancora attendono giustizia. Per questo le istituzioni non possono abbassare gli occhi di fronte a volti affamati di verità”.

Una verità che, secondo Lumia, può essere ottenuta solo grazie all’indipendenza e all’autonomia della magistratura per la quale persone come l’avvocato Fabio Repici si battono quotidianamente, pagando però un prezzo altissimo forse perchè politicamente scomodo.

E tra gli applausi il senatore avanza formalmente richiesta al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati di Messina, Corrado Bonanzinga, presente in sala, di stracciare quel volantino che accusava Repici di aver screditato l’intera magistratura, dichiarando che diversi giudici non avrebbero agito in nome della giustizia. Un manifesto a cui ha fatto seguito anche una delibera della stessa Anm che richiedeva al Csm l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati del distretto.

Tutte iniziative che secondo Lumia hanno avuto un solo scopo, isolare Repici e con lui quanti vogliono che venga fatta ‘pulizia’: “Per l’Anm fare un passo indietro significherebbe veramente dimostrare di voler cambiare”.

Da qui il passo al secondo ‘richiamo’ è breve: “Anche il Consiglio Superiore della Magistratura deve fare la sua parte, cominciando col mandare a Messina magistrati aggiunti che abbiano lo spessore necessario e le capacità per districarsi in una realtà così difficile e non di certo nominando procuratore generale della Repubblica Franco Cassata”.

Ma è solo l’antipasto dei nomi e cognomi che Lumia snocciolerà durante il suo intervento: “L’indipendenza della Magistratura non viene ostacolata solo dall’esterno ma anche dall’interno – afferma. Mi riferisco a magistrati come Olindo Canali, che con il loro operato offendono un’intera categoria. Chi ritiene le mie parole lesive dell’onorabilità dei magistrati, deve invece capire che la stessa è stata macchiata esclusivamente da coloro che hanno operato nell’inganno. Dall’altra parte quei magistrati, quegli avvocati, quei politici, che svolgono onestamente il loro lavoro, anziché sentirsi offesi devono indignarsi e lottare perché le cose possano cambiare”.

Una voglia di cambiamento che deve animare lo spirito di tutti i messinesi assetati di legalità. “Il contesto in cui purtroppo la gente onesta si trova ad operare è caratterizzato dall’omertà, dal silenzio, dall’indifferenza - commenta. Ricordiamo bene tutti i tentativi di depistaggio e di insabbiamento delle indagini che si sono cercati di portare avanti in processi come quello per l’uccisione di Beppe Alfano. Ma non bisogna perdere la speranza, quella di cui invece Adolfo Parmaliana è stato privato insieme alla sua vita. Noi che invece ancora la vita ce l’abbiamo dobbiamo fare il possibile affinché giustizia venga fatta, dando fiducia a quello Stato da cui Adolfo si è sentito tradito”.

Il servizio completo e il reportage fotografico su:

http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=11004